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Funghi della carie del legno negli alberi: cosa sono e quando preoccuparsi

Funghi della carie del legno negli alberi: cosa sono e quando preoccuparsi — guida pratica di Pietro Maroè
Funghi della carie del legno negli alberi: cosa sono e quando preoccuparsi — guida pratica di Pietro Maroè

I funghi della carie del legno sono il capitolo che più affascina e più spaventa i proprietari di alberi. Vederne uno spuntare alla base di un platano in giardino fa l'effetto di una sirena. Eppure, dopo aver visto migliaia di alberi cariati che resistono per decenni e altri che cadono nonostante apparissero sani, ti garantisco che un albero cavo non è sempre pericoloso. Quello che conta è capire chi sta lavorando dentro il legno, cosa sta facendo, e quanto ne è già stato fatto.

Cosa è la carie del legno: una definizione onesta

La carie è il processo biologico di degradazione del legno operato da funghi saproxilici, cioè specializzati nel decomporre la lignina e la cellulosa di cui il legno è fatto. È un processo perfettamente naturale: nella foresta, è il modo in cui gli alberi morti vengono riciclati nel suolo. Il problema sorge quando lo stesso processo si svolge dentro un albero vivo, perché in quel caso riduce la sezione meccanicamente attiva del tronco o delle radici.

Il punto che spesso sfugge: l'albero convive con la carie. Difende attivamente il legno sano sigillando i tessuti compromessi attraverso un processo chiamato compartimentalizzazione (descritto da Alex Shigo nel modello CODIT — Compartmentalization Of Decay In Trees). In un albero in buona salute, la carie può rimanere confinata in una porzione limitata del tronco per molti decenni. In un albero stressato, le difese non bastano e la carie avanza.

I tre grandi tipi di carie

Carie bruna (brown rot)

Il fungo digerisce prevalentemente la cellulosa e lascia intatta la lignina. Il risultato è un legno residuo di colore brunastro, secco, friabile, che si sbriciola in piccoli cubetti quando lo schiacci con le dita. Dal punto di vista biomeccanico, è la carie più traditrice: la cellulosa è ciò che dà al legno la flessibilità, quindi un legno cariato dal bruno è rigido ma fragile — perde la capacità di flettere prima di rompersi. I principali agenti sono Laetiporus sulphureus (il "pollo dei boschi"), Fomitopsis pinicola (l'agarico bordato), Phaeolus schweinitzii.

Riconoscibilità sul campo: corpi fruttiferi spesso vistosi, a mensola o a forma di "scalini" su tronchi e branche. Il Laetiporus è giallo-arancione brillante, impossibile da confondere. La carie bruna è particolarmente frequente sui Pinus, sulle Quercus mediterranee e su Robinia pseudoacacia.

Carie bianca (white rot)

Il fungo digerisce sia la cellulosa sia la lignina, in proporzioni che variano per specie fungina. Il legno residuo è di colore chiaro, fibroso, e mantiene una certa elasticità ma con resistenza meccanica fortemente ridotta. Dal punto di vista biomeccanico è meno traditrice della bruna: il legno cariato dal bianco perde gradualmente rigidità ma conserva un po' di flessibilità. I principali agenti sono Ganoderma adspersum e Ganoderma applanatum (mensole grandi alla base dei tronchi), Trametes versicolor, Fomes fomentarius, Inonotus dryadeus (alla base di querce e platani).

Riconoscibilità: i Ganoderma formano grandi mensole dure e bruno-violacee, spesso con la superficie inferiore biancastra che diventa scura al tocco. Sono il segnale più temuto su platani, faggi, querce e cedri urbani.

Carie radicale

Una categoria a parte per la pericolosità: i funghi che attaccano l'apparato radicale e il colletto. Il più insidioso è in assoluto l'Armillaria mellea, il "chiodino", che forma in autunno gruppi di funghi commestibili alla base degli alberi infetti. Sotto la corteccia delle radici si trovano caratteristici cordoni rizomorfici, neri come stringhe di scarpe. Armillaria attacca centinaia di specie e può sopravvivere nel suolo per anni dopo la morte dell'ospite, infettando alberi nuovi piantati nello stesso posto.

Altri patogeni radicali importanti: Heterobasidion annosum sulle conifere, Ganoderma adspersum sul colletto di latifoglie, Inonotus dryadeus sulle querce. Tutti compromettono l'ancoraggio dell'albero e possono portare a sradicamenti improvvisi, anche di esemplari con chioma apparentemente intatta.

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Indagine strumentale dei sospetti di carie

Quando una VTA evidenzia segni di carie, l'arboricoltore può fare un'indagine strumentale: tomografia sonica per la mappa della sezione, resistografo per la conferma puntuale. AIS integra tutti questi dati nella stessa scheda dell'albero.

Perché un albero cavo non è automaticamente pericoloso

Questa è la parte che voglio spiegare bene, perché è quella che salva ogni anno decine di alberi dall'abbattimento ingiustificato. Quando un fungo cariogeno consuma il legno interno del tronco, lascia una cavità. A occhio nudo l'albero sembra "vuoto", e la prima reazione di chiunque è "andrà giù".

In realtà, dal punto di vista meccanico, un tronco cavo regge il carico finché la parete sana residua è abbastanza spessa. La natura ha progettato i tronchi degli alberi come tubi, e un tubo cavo regge benissimo finché lo spessore residuo della parete è sufficiente. Esiste una regola empirica largamente citata in arboricoltura, derivata dai lavori del biomeccanico Claus Mattheck: il rischio di rottura sale significativamente quando la parete residua scende sotto 1/3 del raggio del tronco. È una soglia indicativa, non assoluta: dipende dalla specie, dalla geometria della chioma, dall'esposizione al vento.

Quello che la natura fa, in molti casi, è "riciclare materiale che non serve più". Le cellule più interne del tronco (il duramen, il legno più vecchio) non sono più meccanicamente cruciali una volta che l'albero ha sviluppato una corona ampia: la maggior parte del carico è sostenuta dalle fibre più esterne. Un platano centenario perfettamente cavo, ma con 20 cm di parete sana tutto intorno, è una struttura assolutamente stabile. Un giovane cipresso con 5 cm di parete è invece sull'orlo del baratro.

La domanda quindi non è "è cavo?" ma "quanta parete residua c'è, dov'è, e di che qualità?". A queste domande risponde la tomografia sonica: produce una mappa colorata della sezione che indica esattamente le zone di legno sano e quelle degradate, e permette di calcolare la cosiddetta parete residua media.

Come si vede una carie senza tagliare l'albero

Gli strumenti che usiamo professionalmente per "vedere dentro" un albero senza tagliarlo:

  • Tomografia sonica. 8-12 sensori a chiodo intorno al tronco a una quota fissa, impulsi acustici controllati, software che ricostruisce la mappa. Non invasiva (i chiodi lasciano fori da 2-3 mm che l'albero compartimenta in pochi mesi), ripetibile, oggettiva. Il sistema più diffuso in Italia è il PiCUS della Argus Electronic.
  • Resistografia. Un trapano a bassissima velocità con punta sottile (3 mm) che registra la resistenza incontrata dalla punta mentre attraversa il legno. Permette di confermare puntualmente la profondità di una carie e la transizione tra legno sano e legno cariato. È invasiva (lascia un piccolo foro), ma molto precisa.
  • Pulling test. Non vede direttamente la carie ma ne misura le conseguenze meccaniche: applicando un carico controllato sull'albero, si calcola il fattore di sicurezza contro la rottura e contro lo sradicamento. È il test definitivo per decidere se un albero cariato regge davvero o no.

I prezzi di queste indagini sono trattati in dettaglio nell'articolo Quanto costa una perizia su un albero privato.

Quando preoccuparsi davvero

I segnali che mi fanno alzare il livello di attenzione quando vedo un albero con carpofori fungini:

  • Identificazione della specie fungina. Ganoderma adspersum al colletto di un platano urbano è un segnale serio. Trametes versicolor su un ramo secco è un segnale di "manutenzione ordinaria". La specie cambia tutto.
  • Posizione del corpo fruttifero. Carie al colletto > carie a metà tronco > carie su branca. La posizione determina la criticità.
  • Quanti carpofori, da quanto tempo. Un singolo carpoforo nuovo è meno indicativo di una colonia che torna ogni autunno da cinque anni.
  • Reazioni dell'albero. Ipertrofie di compensazione (rigonfiamenti localizzati di legno di reazione che l'albero costruisce per compensare la perdita interna), legno di ferita evidente, codominanze anomale. Sono tutti segnali che la pianta sta combattendo.
  • Vigore generale. Un albero in piena salute regge meglio una carie. Un albero già stressato cede prima.
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Tieni traccia del vigore tra una perizia e l'altra

Una volta che hai fatto la tomografia, TreeGuard monitora il vigore della chioma ogni 5 giorni. Se la curva NDVI inizia a scendere fuori trend, è il segnale che la carie sta entrando in una fase critica. A partire da 1 €/mese.

Cosa NON fare con un albero cariato

  • Non chiudere la cavità. Per anni si è usato cemento, schiume poliuretaniche, perfino mastici per "sigillare" le cavità. È esattamente l'opposto di quello che serve. La cavità ventilata si asciuga e rallenta la carie; sigillata, si trasforma in una camera di coltura per i funghi.
  • Non tagliare i carpofori per "pulire". I carpofori sono solo la parte riproduttiva del fungo. Eliminarli non rimuove il micelio, che lavora già da anni nel legno. Inoltre, gli arboricoltori usano i carpofori per identificare la specie fungina — eliminarli toglie informazioni cliniche.
  • Non potare drasticamente "per alleggerire". Una potatura drastica su un albero cariato è un doppio danno: riduce la chioma viva (che è la centrale energetica), espone nuovi tagli all'infezione, e altera l'equilibrio statico dell'albero in modo imprevedibile.
  • Non abbattere senza valutazione strumentale. Vedere "un fungo" non basta per giustificare un abbattimento. Tomografia, ed eventualmente pulling test, sono gli strumenti che permettono una decisione motivata.

Approfondisci

Per capire come riconoscere visivamente i segnali di instabilità, leggi Come capire se un albero cadrà. Per il quadro generale dei rischi degli alberi privati, parti dalla pillar Il mio albero è pericoloso?. Per i colleghi arboricoltori interessati alla strumentazione, c'è Software per la perizia di stabilità degli alberi.

Domande frequenti

Se il mio albero ha funghi sul tronco, devo abbatterlo?
No, non automaticamente. Identificare la specie fungina è il primo passo: alcuni funghi sono debolmente patogeni e convivono con l'albero per decenni senza compromettere la stabilità. Altri sono più aggressivi. La decisione sull'abbattimento deve basarsi su una valutazione strumentale (tomografia sonica, eventualmente pulling test) che misuri la sezione sana residua e il fattore di sicurezza. Un arboricoltore certificato può guidarti in questo percorso.
Posso disinfettare la cavità di un albero cariato?
No, non funziona e può peggiorare le cose. I funghi cariogeni vivono dentro il legno, dove nessun disinfettante topico li raggiunge. Sostanze applicate sulla superficie della cavità danneggiano la barriera di compartimentalizzazione che l'albero ha costruito autonomamente. La gestione moderna della cavità è semplicemente lasciarla ventilata, ripulirla dai detriti che si accumulano, e monitorarne l'evoluzione nel tempo.
L'Armillaria mellea è davvero così pericolosa?
Sì, e per più ragioni. Attacca direttamente l'apparato radicale, compromettendo l'ancoraggio e portando a sradicamenti senza preavviso visibile in chioma. Ha un ampio range di ospiti (centinaia di specie). I cordoni rizomorfici nel suolo possono propagarla anche a metri di distanza dall'albero infetto. E può sopravvivere nel suolo per anni dopo la morte dell'ospite originale, infettando alberi nuovi piantati nello stesso posto. Su alberi cari, è uno dei pochi casi in cui la diagnosi precoce è davvero salvifica.
Posso piantare un albero nuovo dove uno era morto di carie radicale?
Sconsigliato, soprattutto se l'agente era Armillaria mellea o Heterobasidion annosum: i miceli rimangono nel suolo per anni e possono infettare il nuovo impianto. Se proprio vuoi rimpiantare nella stessa zona, conviene aspettare almeno 3-5 anni, rimuovere il ceppo e quanta più massa radicale possibile, e scegliere una specie meno suscettibile al fungo in questione. Un arboricoltore può consigliarti specie alternative per quel terreno.
Si possono prevenire le infezioni da funghi cariogeni?
Non esiste una prevenzione assoluta — i funghi cariogeni fanno parte degli ecosistemi forestali e ne sono parte integrante. Si può però ridurre molto il rischio: evitare le ferite di grosso diametro (potature troppo invasive), proteggere il colletto da urti meccanici (decespugliatori, tosaerba), non sigillare il colletto con terra di riporto o pacciamatura troppo alta, mantenere l'albero vigoroso (irrigazione adeguata in siccità, suolo non compattato). Un albero sano è il primo difensore di sé stesso.

L'autore

Pietro Maroè è arboricoltore professionista, tree-climber e formatore. È il primo italiano certificato VETcert, board member della Società Italiana di Arboricoltura, e autore di due libri pubblicati da Rizzoli: La timidezza delle chiome (2017) e L'azzurro infinito degli alberi (2018). È founder e presidente di Superalberi S.r.l. a Tarcento (UD), e ha creato l'ecosistema software TreeTech che oggi monitora oltre 233.000 alberi via satellite in Italia e in Europa. Scopri di più su al-beri.com.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2026 · Ultima modifica: 23 maggio 2026