I funghi della carie del legno sono il capitolo che più affascina e più spaventa i proprietari di alberi. Vederne uno spuntare alla base di un platano in giardino fa l'effetto di una sirena. Eppure, dopo aver visto migliaia di alberi cariati che resistono per decenni e altri che cadono nonostante apparissero sani, ti garantisco che un albero cavo non è sempre pericoloso. Quello che conta è capire chi sta lavorando dentro il legno, cosa sta facendo, e quanto ne è già stato fatto.
Cosa è la carie del legno
La carie è il processo biologico di degradazione del legno operato da funghi xilofagi, cioè specializzati nel decomporre la lignina e la cellulosa di cui il legno è fatto. È un processo perfettamente naturale: nella foresta, è il modo in cui gli alberi morti vengono riciclati nel suolo. Il problema sorge quando lo stesso processo si svolge dentro un albero vivo, perché in quel caso riduce la sezione meccanicamente attiva del tronco o delle radici.
L'albero non può essere curato, perche di fatto non guarisce (tranne che da parassiti o funghi fogliari): l'albero convive con la carie. Difende attivamente il legno sano sigillando i tessuti compromessi attraverso un processo chiamato compartimentalizzazione (descritto da Alex Shigo nel modello CODIT (Compartmentalization Of Decay In Trees). In un albero in buona salute, la carie può rimanere confinata in una porzione limitata del tronco per molti decenni. In un albero stressato, le difese non bastano e la carie avanza.
I tre grandi tipi di carie
Carie bruna
Il fungo digerisce prevalentemente la cellulosa e lascia intatta la lignina. Il risultato è un legno residuo di colore brunastro, secco, friabile, che si sbriciola in piccoli cubetti quando lo schiacci con le dita. Dal punto di vista biomeccanico, è la carie più traditrice: la cellulosa è ciò che dà al legno la flessibilità, quindi il legno aggradito da carie bruna è rigido ma fragile: perde la capacità di flettere prima di rompersi. I principali agenti sono Laetiporus sulphureus, Fomitopsis pinicola, Phaeolus schweinitzii.
Riconoscibilità sul campo: corpi fruttiferi spesso vistosi, a mensola su tronchi e colletto. Il Laetiporus è giallo-arancione brillante, impossibile da confondere. La carie bruna è particolarmente frequente su Cedrus, Quercus e Robinia pseudoacacia.
Carie bianca
Il fungo digerisce prevalentemente la lignina, lasciando intatta la cellulosa. Il legno residuo è di colore chiaro, fibroso, e mantiene una certa elasticità, ma con resistenza meccanica fortemente ridotta e la consistenza di una spugna. I principali agenti sono Ganoderma adspersum e Ganoderma applanatum (mensole grandi alla base dei tronchi), Trametes versicolor, Fomes fomentarius, Inonotus dryadeus (alla base di querce e platani).
Riconoscibilità: i Ganoderma formano grandi mensole dure e bruno-violacee, spesso con la superficie inferiore biancastra che diventa scura al tocco. Sono il segnale più temuto su platani, faggi, querce e cedri urbani.
Carie radicale
Una categoria a parte per la pericolosità: i funghi che attaccano l'apparato radicale e il colletto. Il più insidioso è in assoluto l'Armillaria mellea, il "chiodino", che forma in autunno gruppi di funghi commestibili alla base degli alberi infetti. Sotto la corteccia delle radici si trovano caratteristici cordoni rizomorfici, solitamente scuri. Armillaria attacca centinaia di specie e può sopravvivere nel suolo per anni dopo la morte dell'ospite, infettando alberi nuovi piantati nello stesso posto.
Altri patogeni radicali importanti: Heterobasidion annosum sulle conifere, Ganoderma adspersum sul colletto di latifoglie, Inonotus dryadeus sulle querce. Tutti compromettono l'ancoraggio dell'albero e possono portare a sradicamenti improvvisi, anche di esemplari con chioma apparentemente intatta.
Indagine strumentale dei sospetti di carie
Quando una VTA evidenzia segni di carie, Il tecnico generalmente esegue un approfondimento strumentale: tomografia sonica per analizzare la sezione, resistograph per la conferma puntuale, o un pulling test per testare la resistenza residua dell'apparato radicale. AIS integra tutti questi dati nella stessa scheda dell'albero.
Perché un albero cavo non è automaticamente pericoloso
Questa è la parte che voglio spiegare bene, perché è quella che salva ogni anno decine di alberi dall'abbattimento ingiustificato. Quando un fungo cariogeno consuma il legno interno del tronco, lascia una cavità. A occhio nudo l'albero sembra "vuoto", e la prima reazione di chiunque è "andrà giù".
In realtà, dal punto di vista meccanico, un tronco cavo regge il carico finché la parete sana residua è abbastanza spessa. La natura ha progettato i tronchi degli alberi come tubi, e un tubo cavo regge benissimo finché lo spessore residuo della parete è sufficiente. Lo spessore necessario di legno sano residuo dipende dal diametro della sezione: una diametro maggiore richiede una proprozione minore di fibre sare. È per questo che alberi vecchi hanno cavità importanti e questo ci insegna che questa proporzione non è assoluta: dipende dalla specie, dalla geometria della chioma, dall'esposizione al vento.
Quello che la natura fa, in molti casi, è "riciclare materiale che non serve più". Le cellule più interne del tronco, che compongono il legno più vecchio, non sono più meccanicamente cruciali perchè la porzione più resistente è quella più esterna. Un platano centenario di un metro di diametro, cavo, ma con 20 cm di parete sana tutto intorno, è una struttura assolutamente stabile. Un giovane cipresso da 1o cm di diametro con 5 cm di parete residua è invece sull'orlo del baratro.
La domanda quindi non è "è cavo?" ma "quanta parete residua c'è, dov'è, e di che qualità?". A queste domande risponde la tomografia sonica: produce una mappa della sezione che indica esattamente le zone di legno sano e quelle degradate, e permette di calcolare la cosiddetta parete residua, sulla quale AIS esegue i calcoli biomeccanici per capire quanto vento serve per spezzare la sezione analizzata.
Come si vede una carie senza tagliare l'albero
Gli strumenti che usiamo professionalmente per "vedere dentro" un albero senza tagliarlo:
- Tomografia sonica. Il tomografo sonico permette di analizzare una sezione del fusto o di una branca sfruttando le proprietà di diffusione del suono all’interno del legno. La corretta interpretazione dell’immagine che si ricava dall’esame consente di individuare, indirettamente, le parti di legno sano, quelle di legno eventualmente degradato e la presenza di cavità. I fenomeni di degradazione del legno, seppur con discreta variabilità, causano infatti variazioni di densità e umidità che, a loro volta, influenzano la trasmissione delle onde sonore. Il dato ottenuto non riguarda la resistenza del legno, che viene quindi valutata in modo indiretto. La tomografia evidenzia, secondo una scala di diversi colori, le aree ad elevata o bassa diffusione sonica (nel primo caso compatibile con legno sano, nel secondo con legno cariato o cavità).
- Resistografia. Un trapano a bassissima velocità con punta sottile (3 mm) che registra la resistenza incontrata dalla punta mentre attraversa il legno. Permette di confermare puntualmente la profondità di una carie e la transizione tra legno sano e legno cariato. È invasiva (lascia un piccolo foro), ma molto precisa.
- Pulling test. Non vede direttamente la carie ma ne misura le conseguenze meccaniche: applicando un carico controllato sull'albero, si calcola il fattore di sicurezza contro la rottura e contro lo sradicamento. È il test definitivo per decidere se un albero cariato regge davvero o no, ma la sua esecuzione è complessa e non sempre attuabile.
I prezzi di queste indagini sono trattati in dettaglio nell'articolo Quanto costa una perizia su un albero privato.
Quando preoccuparsi davvero
I segnali che mi fanno alzare il livello di attenzione quando vedo un albero con carpofori fungini:
- Identificazione della specie fungina. Ganoderma al colletto di un platano urbano è un segnale serio. Trametes versicolor su un ramo secco non mi da particolari preoccupazioni per l'albero nella sue interezza, essendo un saprofita.
- Posizione del corpo fruttifero. Carie al colletto > carie a metà tronco > carie su branca. La posizione determina la criticità.
- Quanti carpofori, da quanto tempo. Un singolo carpoforo nuovo è meno indicativo di una colonia che torna ogni autunno da cinque anni.
- Reazioni dell'albero. Ipertrofie di compensazione (rigonfiamenti localizzati di legno di reazione che l'albero costruisce per compensare la perdita interna), legno di ferita evidente, codominanze anomale. Sono tutti segnali di un albero che sta combattendo.
- Vigore generale. Un albero in piena salute regge meglio una carie. Un albero già stressato non ha energia per contrastare l'avanzata della carie nei suoi tessuti.
Tieni traccia del vigore tra una perizia e l'altra
Una volta che hai fatto la tomografia, TreeGuard monitora il vigore della chioma ogni 5 giorni. Se la curva NDVI inizia a scendere fuori trend, è il segnale che la carie sta entrando in una fase critica. A partire da 1 €/mese.
Cosa NON fare con un albero cariato
- Non chiudere la cavità. Per anni si è usato cemento, schiume poliuretaniche, perfino mastici per "sigillare" le cavità. È esattamente l'opposto di quello che serve. La cavità ventilata si asciuga e rallenta la carie (Ossigeno e raggi UV sono ottimi "disinfettanti"). Se la cavità viene sigillata si trasforma in una camera di coltura per i funghi, umida e protetta da sole ed aria.
- Non tagliare i carpofori per "pulire". I carpofori sono solo la parte riproduttiva del fungo. Eliminarli non rimuove il micelio, che lavora già da anni nel legno. Inoltre, gli arboricoltori usano i carpofori per identificare la specie fungina: eliminarli toglie informazioni cliniche.
- Non potare drasticamente "per alleggerire". Una potatura drastica su un albero cariato è un doppio danno: riduce la chioma viva (che è la centrale energetica), espone nuovi tagli all'infezione e altera l'equilibrio statico dell'albero in modo imprevedibile.
- Non abbattere senza valutazione strumentale. Vedere "un fungo" non basta per giustificare un abbattimento. Tomografia, ed eventualmente pulling test, sono gli strumenti che permettono una decisione motivata.
Approfondisci
Per capire come riconoscere visivamente i segnali di instabilità, leggi Come capire se un albero cadrà. Per il quadro generale dei rischi degli alberi privati, parti dalla pillar Il mio albero è pericoloso?. Per i colleghi arboricoltori interessati alla strumentazione, c'è Software per la perizia di stabilità degli alberi.
